Il messaggio della
        Famiglia Camilliana
                                                        di Csíkszereda


Anno XV, nr. 152 – aprile 2011

La via del digiuno – Racconto di Quaresima

La storia della pentola della „laposka” (pasta piatto senza uovo, con papavero zuccherato) era, penso il primo racconto che mi ha attirato l’attenzione al digiuno, che gli anziani praticavano. L’ha sentita questa storia nel tempo quando le silenziose serate favorivano il compiacimento dei fanciulli, avendo tempo ad essere attenti a vicenda, vivendo profondamente i segreti della vita quotidiana. Penso, anche i più vecchi hanno sentito simili storie dalla vita dei loro nonni o bisnonni. A quel tempo le casalinghe – le signore o padrone delle case – vivevano ancora quella tradizione familiare che ha determinato il ritmo di vita della famiglia e di tutta la comunità.

Se rievochiamo le circostanze della preparazione della „laposka” per il giorno di digiuno severo, possiamo conoscere alcune caratteristiche particolari della vita dei siculi (di Transilvania).

I nostri antenati per il tempo della Quaresima hanno messo a parte le pentole nelle quali durante tutto l’anno hanno preparato i loro cibi carnosi. Il Mercoledì delle Ceneri e Venerdì Santo invece hanno cotto la “laposka” in una pentola dedicata solamente a questo scopo. Tale pentola era in uso solo in queste due giorni dell’anno quando hanno preparato separatamente il cibo del digiuno severo. Ogni famiglia doveva averne una. Il problema ha cominciato solo quando hanno scoperto la sua mancanza. Spaventata, come si fa in questo caso hanno inviato subito il primo figlio dai vicini, eppure la signora della casa doveva andare personalmente per poter farsi il suo meglio il più presto possibile, perché si trattava di un dovere che non era possibile abbandonare senza vergognarsi.

La storia seguente è successo presso i miei bisnonni a Csíksomlyó. La casa sta ancora, la usano gli eredi maschili dell’ex famiglia. In questa casa nacque anche il padre francescano di fama della santità Csiszer Elek cui, penso che è stato di buon orientamento sperimentare simili eventi. E’ successo che la vicina, quando di buon mattino cercò la pentola della „laposka”, non la trovò. Subito è andata da mia bisnonna e, prima ancora qualcuno potrebbe rendersene conto, ha chiesto in prestito la sua pentola promettendo ogni cosa solo di avere la priorità assoluta. Però, anche la vicina della vicina si combatteva con una situazione simile, anche lei ha dovuto risolvere il pranzo di digiuno severo. Siccome nel villaggio tutti mangiavano “laposka” al freddo, essendo proibito mangiare del cibo caldo il Venerdì Santo -, anche ella ha dovuto sbrigarsi per poter conquistare la pentola. Il tempo però andava avanti anche presso la famiglia Csiszer, la pentola invece non voleva affacciarsi per niente pellegrinando da casa in casa perfino ha varcato la soglia dei lontani abitanti del villaggio, a casa invece ha cominciato pesare all’onore della signora, padrona tale “magnanimità”.

Quando la tensione è arrivata al culmine della situazione, mia bisnonna ha inviato il primo figlio che stava a mano - egli poteva essere anche il padre futuro, Elek - che si è partito a cercare la pentola. Non ha pensato neanche quanta strada dovrà percorrere per poter trovarla. Ha dovuto andare da signora a signora, da casa a casa fino a quando l’ha trovata e l’ha presa dall’orecchio e si è tornato verso la casa dove la sua numerosa famiglia aspettava lo stesso come tutti gli altri nel villaggio il cibo delitto. Prima ancora ha dovuto aspettare di lasciar cuocere l’ultima pasta. In tal modo poteva succedere di non arrivare a casa nel tempo...

Ho pensato più volte sopra questa storia che può darsi è successo, forse, molto spesso. Mi ha toccato la vita interiore del tutto particolare del villaggio, come la gente ha vissuto la propria fede, religione, e tradizione, come l’ha preso sul serio e l’ha compiuto i doveri della vita nella pratica della quotidianità. Ha testimoniato la propria fede e religiosità con il proprio modo di vita che ha formato un grande e comune tesoro: la qualità della vita. Questa storia e le simili altri, non di rado con i propri peripezie mi hanno raccontano la vita stessa che lentamente si è integrato nel mio essere delineando quei punti fermi, ai quali uno si può appigliarsi serenamente nelle situazioni di necessità.

L a via del digiuno, la Quaresima anche oggi significa un periodo del tutto particolare ai fedeli. Chiede attenzione, liturgie, sacrificio perfino nel nostro mondo cambiato. Una storia così anziana ci attira l’attenzione che l’essenza del digiuno non è cambiato con il nostro mondo cambiato. Anche oggi lo riempiamo di contenuto valoroso secondo le nostre possibilità, se altro no, come i nostri antenati l’hanno fatto, ed abbiamo tanta possibilità di esprimere tutto ciò che l’anima dell’uomo desidera. Oggi non c’è più pentola speciale per la pasta speciale, forse neanche conoscono tutti tale cibo perché quella si fa a casa, e ha un gusto diverso di quella del mercato. Per l’antica liturgia invece che era concatenato col umore della “festa” vale la pena tornarsi al cibo preparato nel silenzio dell’umiltà che ci fa festa anche dal giorno di severo digiuno fino ad oggi. Gli antichi anziani dicevano al tempo che il Venerdì Santo è più grande festa anche della domenica di Pasqua perché il Nostro Signore ha dato la vita per noi. Tale insegnamento si è ripetuto ogni volta ai Venerdì Santi nella mia infanzia, che ha ordinato silenzio profondo attorno. In qualche modo così, il tempo si fermò per tre giorni, per i tre giorni santi, l’essenza del digiuno era il lutto profondo dell’anima e nello stesso tempo la promessa della risurrezione insieme. (Apparso nel „Krisztus Világa/Mondo di Cristo ”, aprile 2011, 9)

LUCE BENEDETTO DEL SOLE

 Gesò buonissimo, alzati nella mia anima,

Come il sole alle albe delle mattini.

Ho sete della tua luce,

Luce divino della giustizia.

Abbondi anima mia, perché sospira per te,

Diffondimi con la tua luce celeste

Ed il tuo amore ardente.

Ho bisogno dell’amore del tuo cuore divino,

come i germogli hanno bisogno

del luce benedetto dopo il lungo inverno.

Dolce tuo calore, fuoco del tuo amore,

Riscaldi tutto il mio essere con la fiamma del tuo amore,

Accendilo, consumandolo.

Dammi che per la luce della tua risurrezione

Si sbocci ogni germoglio delle virtù nella mia anima,

E ci porti foglio, fiore e frutto abbondante per la tua gloria

(Dom Pie Hemptinne)

 

Augur iamo una Santa Pasqua a tutti i nostri cari lettori con tanto affetto!

 


Con affetto, Bakó Mária Hajnalka, RO – 530 194 Csíkszereda, Hunyadi János, 45/A/27, Tel/Fax: 0040 366 10 22 55 / 0040 721 088 154 / e-mail: mariabako@hr. astral.ro http://www.hhrf.org/gyrke/camilliana


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