Il messaggio della
        Famiglia Camilliana
                                                        di Csíkszereda


Anno XXX, nr. 320 – aprile 2026  -             Anno Áron Márton episcopo + Ritiri a Betania 35 anni


Santa Caterina da Siena - vergine e dottore della Chiesa, co-patrona d'Europa

Caterina nacque in Italia il 25 marzo 1347. Il XIV secolo fu un uno di turbolento, in cui la Chiesa universale era tormentata da due grandi problemi: il papa romano viveva da settant'anni ad Avignone, in Francia, e la minaccia turca diventava sempre più incombente. A ciò si aggiungevano, in Italia, la lotta delle città-stato contro lo Stato Pontificio, l'imperatore e le une contro le altre.                     Dove nacque Caterina?                    Risposta: A Siena.

Caterina era la ventitreesima figlia di Jacopo Benincasa, maestro tintore, e di sua moglie, Lapa. Già all’età di tre anni si distingueva per una devozione, e molto presto iniziarono le sue visioni mistiche, in seguito alla quale la ragazza cambiò radicalmente. Da adulta divenne seria, la sua vita di preghiera si approfondì e, senza alcun aiuto umano, guidata dallo Spirito Santo, iniziò a praticare l'ascesi, il digiuno e le preghiere. Fece voto di castità. La famiglia non prese sul serio tutto ciò e, quando Caterina compì dodici anni, cominciarono a prepararla al matrimonio. Caterina protestò, ma non si ribellò; sopportò tutto con pazienza e, quando compì sedici anni, comunicò ai suoi cari, che avrebbe preferito andarsene di casa, ma che non avrebbe cambiato il suo proposito. Alla fine la famiglia accettò la sua decisione.
Chi ha influito sulla decisione di Caterina?            Risposta: Suo padre.

Per umiltà, Caterina non entrò in convento e non divenne mai suora. Voleva servire la gloria di Dio e la salvezza del prossimo tra le suore del Terzo Ordine Domenicano che vivevano a Siena. Le suore, tuttavia, respinsero la sua richiesta. Alla fine, nel 1363, la accolsero.
La santa si ritirò in un angolo simile a una cantina della casa di famiglia, sua quale cella. Usciva solo per andare in chiesa, non parlava solo con il suo confessore; faceva penitenza, pregava, digiunava, vegliava. Non aveva letto, sotto la testa aveva una pietra per cuscino.
Quanti anni durò questa solitudine?              Risposta: Tre anni.

Poi, ebbe inizio l'attività missionaria di Caterina tra la gente, per la quale aveva ricevuto dal Signore Gesù l'incarico di angelo della pace e della giustizia, nonché la grazia per essa. A poco a poco si diffuse la voce che Caterina fosse una consigliera eccezionale, che sapesse molto di più delle cose di Dio. Intorno a lei si formò un circolo di discepoli. Certo anche i suoi nemici lo attaccarono, per cui fu convocato a Firenze davanti al capitolo generale dei Domenicani del 1374, per esaminare il suo insegnamento e la sua vita. L’esame fu ritenuto irreprensibile, le fu concessa di proseguire l’attività e un confessore e un direttore spirituale. Nel frattempo iniziò a dettare le sue lettere e il suo libro sulla provvidenza divina, il Dialogo.
    Chi era il suo confessore, e uno dei suoi biografi?                  Risposta: Raimondo da Capua.

A lei toccò uno dei più grandi compiti d’intercessione della storia della Chiesa: richiamare a casa papa Gregorio XI dalla prigionia di Avignone, il quale, poco dopo il suo ritorno a Roma, morì. Il suo successore, papa Urbano VI, la chiamò al suo fianco per aiutarlo a ristabilire la pace. Caterina continuò la vita austera. Alla fine della sua vita si nutriva solo dell'Eucaristia.     Quando si celebra la sua festa?                               Risposta: 29 aprile.
La benedizione delle vivande della domenica di Pasqua nella piazza principale della nostra città
La benedizione delle vivande della domenica di Pasqua è una tradizione antica e radicata della Chiesa cattolica, che simboleggia la conclusione del periodo quaresimale e la gioia della resurrezione. L'essenza della cerimonia consiste nel fatto che i fedeli portano in chiesa i cibi destinati alla tavola pasquale – agnello, prosciutto, uova, focaccia, sale, rafano, vino – affinché il sacerdote li benedica prima che la famiglia li consumi. E’ la colazione più bella dell'anno, poiché partono di prima mattina per recarsi in chiesa, ma in molti luoghi non riescono a entrare, quindi si radunano nelle vicinanze.
A Csíkszereda si riuniscono nella piazza centrale, la cosiddetta “applausi”, in abiti da festa:
Il sito del parroco: https://www.facebook.com/100000957161914/posts/34703356829279447/
YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=sphiG07hR7w
Székelyhon: https://www.facebook.com/share/17DmjqLvSB/
Maszol: https://www.facebook.com/reel/4148979252079716
Kárpát: https://www.facebook.com/reel/2194457621381858
            A Csomortán, nel giardino della chiesa, ci siamo riuniti per la benedizione delle vivande. La Santa Messa è stata celebrata secondo la mia intenzione, in segno di ringraziamento. Infatti, il mio defunto nonno paterno è tornato alla patria celeste trent’anni fa, il Giovedì Santo. Poiché la domenica di Pasqua non si celebra la messa funebre, l’abbiamo cambiato. Ho davvero reso grazie al Buon Dio per i cento anni di vita del nonno, per la sua vita onesta, per l’esempio che ci ha dato.

Elezioni in Ungheria
               Il 12 aprile 2026 in Ungheria si è verificato un cambio epocale. Il cambiamento è avvenuto in un contesto sociale assai difficile: molti ne sono felici, ma sono ancora di più quelli che temono il futuro. Due giorni prima delle elezioni ho sintetizzato la mia breve opinione:
            Cari fratelli ungheresi, che vivete nella «Ungheria mutilata»!
Noi, qui in terra Sicula, vi chiamiamo così, perché la politica malvagia ci ha separati gli uni dagli altri.
Vi chiamiamo anche Patria, perché siamo rimasti orfani e ci teniamo a voi. Nel 1989 siete stati voi a tenermi su di morale, perché pensavo di non avere un futuro, che il tempo si fosse fermato quando ero ancora una bambina. Grazie a Dio, la situazione è cambiata. Ho un futuro, abbiamo un futuro.
Perché voto per il FIDESZ? Non mi passa nemmeno per la mente l’idea di votare per qualcun altro.
Ho già espresso il mio voto dieci giorni fa presso il Consolato di Csíkszereda.
Chi è per me il primo ministro Viktor Orbán? È colui al quale devo il mio presente dal punto di vista della politica nazionale. È merito suo se posso definirmi ufficialmente una persona ungherese. Prima ha reso possibile la tessera, poi, grazie alla naturalizzazione, ho ottenuto la cittadinanza e anche la carta d’identità ungherese. Il mio passaporto ungherese è già scaduto. L’ho usato per andare in America Latina. Lì mi hanno trattato con rispetto. I miei nonni e i miei genitori non hanno potuto avere questo privilegio, almeno io devo fare qualcosa per noi in questo campo.
C'è qualcosa che va anche oltre: conosco il primo ministro Viktor Orbán da così tempo che da allora siamo entrambi invecchiati. Ci siamo incontrati a Roma nel ritrovo degli ungheresi alla fine degli anni '90, poi durante l'Anno Santo del 2000. Sono stati incontri decisivi. Grazie a Dio è rimasto la persona che ho conosciuto allora, anzi è cresciuta ulteriormente in umanità. Per questo gli sono grato, per volontà del Buon Dio. Il mio defunto padre m’insegnava: «Non rinunciare alla strada battuta per quella inesplorata!». Egli ha trasformato in una famiglia gli ungheresi di buon senso, senza confini Ha costruito un sentiero percorribile, poi una strada e infine un’autostrada con la forza spirituale e mentale, ma anche fisicamente, delle autostrade. La strada è battuta e la vista da essa è bella.
Un proverbio nostro siculo recita: «È un cattivo cane quello che abbaia alla propria cuccia». Un cane del genere non è solito rimanere a lungo in una fattoria della Szekleria.
Mio nonno paterno, che durante la prima guerra mondiale trascorse cinque anni in prigionia in Siberia, conosceva bene il comunismo che stava prendendo piede e ci preparò al suo arrivo; in tipico stile Székely, disse solo questo del malfattore: «È un parassita senza cervello».
«Il cristianesimo non è una teoria ma la pratica» – «Pensieri pasquali di Viktor Orbán»:
https://youtu.be/sGT-lSOEDYU?is=6qSdkhFbRhH-JBPp

Con affetto, Bakó Mária Hajnalka, RO – 530 194 Csíkszereda, Hunyadi János, 45/A/27, Tel: 0040 366 10 22 55 / 0040 721 088 154 / e-mail:  kamillianus@gmail.ro – Archivio: www.camillo.romkat.ro (it), http://www.kamill.romkat.ro/ (mag)


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